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COMPORTAMENTI ANOMALI? E SE BASTASSE UN FIORE (DI BACH)?
A cura di: Dott.ssa
Marina Gabrielli
Semplici, naturali, sicuri perché privi di effetti collaterali, i
Fiori di Bach riportano all’equilibrio le emozioni negative,
espresse dai nostri animali con comportamenti anomali. Qualche
esempio? Chi non ha mai sentito parlare di cani che in auto si
agitano rendendo epico ogni viaggio o che palesemente soffrono, di
cani che durante la passeggiata trascinano il loro proprietario
disperatamente aggrappato all’altro capo del guinzaglio, che se
lasciati soli in casa procurano danni piuttosto che deliziare i
vicini con disperati vocalizzi? O di cani che litigano con gli altri
cani e quindi costringono il proprietario a inventarsi l’impossibile
per non incontrarli, che scappano a gambe levate di fronte a
determinate situazioni o al contrario in queste situazioni diventano
aggressivi? Questi e molti altri casi, per i quali magari si è già
provato di tutto senza risultato, possono essere risolti, o almeno
portati a un livello accettabile, con la floriterapia (terapia con i
Fiori di Bach), che presenta un secondo vantaggio. Il sentimento
negativo espresso con questi comportamenti dall’animale ha infatti
un duplice effetto: non solo fa star male l’animale dal punto di
vista emotivo, ma crea anche problemi gestionali piccoli o grandi al
proprietario, che poi a sua volta viene coinvolto da emozioni
negative, in una spirale discendente. Non si sentirà certo bene, per
esempio, il proprietario di un cane che ha paura dei botti, di
fronte alle reazioni del suo animale ai rumori tipici del capodanno.
Con i Fiori di Bach possiamo invece interrompere questo circolo
vizioso e migliorare la qualità di vita dei nostri beniamini e, di
conseguenza, la nostra. Se potesse, cosa direbbe Polly a questo
proposito, la dolce dalmata che vomitava in macchina verso la fine
di qualsiasi viaggio breve o lungo che fosse, perché temeva il
ripetersi del tamponamento che l’aveva coinvolta, e che per questo
non accompagnava più il suo costernato proprietario nelle
passeggiate fuori città durante la settimana? Cosa direbbe Polly dei
Fiori di Bach che le hanno restituito la gioia delle scampagnate
possiamo solo giocare a immaginarlo, ma il suo proprietario ha ben
espresso la felicità e la soddisfazione derivate dal ritorno alla
normalità.
Il nostro obiettivo è, quindi, far conoscere a un pubblico sempre
maggiore una possibilità in più per migliorare la vita nostra e dei
nostri animali, anche perché chiunque può utilizzarli (a patto di
conoscerli e ovviamente di non sostituirsi al veterinario per la
diagnosi) e aiutare altri esseri viventi a star meglio. I Fiori di
Bach rappresentano infatti una via per il benessere dei nostri
animali, sempre che sia questo ciò che ci sta a cuore. Ma per un
vero cinofilo non può essere diversamente.
COSA SONO I FIORI DI BACH
I Fiori di Bach fanno parte (insieme alla più celebre omeopatia,
all’agopuntura e ad altre) delle cosiddette “medicine (o terapie)
alternative o integrative o non convenzionali”, tutte pratiche
naturali diverse da quelle tipiche della medicina occidentale
(allopatia). Generalmente queste terapie sono prive di effetti
collaterali e costituiscono una possibilità in più per aiutare i
nostri animali (e noi). Naturalmente la valutazione del caso clinico
spetta al veterinario, che una volta effettuata la diagnosi potrà
scegliere tra più alternative, cioè quale tipo di terapia usare, se
allopatica o meno, e in quest’ultimo caso se usarla da sola o
associarla ad altre (compresa quella tradizionale), o ancora usarne
diverse in sequenza. Sempre per il bene del nostro amico
quattrozampe
Tornando ai Fiori (o rimedi) di Bach, sono 38 preparati ottenuti
estraendo in maniera non violenta (metodo del sole e della cottura)
dai fiori stessi quella che possiamo chiamare “essenza”, che viene
poi diluita più volte in base alcoolica (si usa il brandy con
funzione di conservante) e posta nei flaconcini che si trovano in
commercio, il cui aspetto varia a seconda dell’azienda produttrice.
Ogni Fiore prende il nome dalla pianta che lo origina e che cresce
allo stato naturale in Europa, con un’unica eccezione rappresentata
da Rock Water, che essendo acqua di fonte non è un vegetale. Sono
suddivisi in 7 gruppi, che corrispondono ognuno ad uno stato d’animo
e ad un sentimento di base dominante nel paziente (Paura,
Incertezza, Mancanza di interesse nel presente, Solitudine,
Ipersensibilità, Scoraggiamento e disperazione, Cura eccessiva per
gli altri). Ognuno dei 38 Fiori porta in sé una qualità o essenza,
che corrisponde a una delle grandi qualità dell’uomo e si esprime
attraverso emozioni positive. Quando questo stato positivo si
squilibra per un qualche motivo, si trasforma nel difetto, il suo
opposto, e la persona entra nello stato negativo che si esprime con
le corrispondenti emozioni negative. E’ a questo punto che il Fiore
riporta all’equilibrio la situazione invertendo la polarità delle
emozioni. Per fare un esempio pratico, prendiamo Holly, il Fiore che
corrisponde all’Amore Universale e che quindi nello stato positivo
comporta l’altruismo, la generosità, il gioire per la gioia degli
altri, la disponibilità. Quando si squilibra, l’Amore Universale si
trasforma nel suo opposto, la chiusura del cuore, che si esprime
invece con odio, gelosia, rabbia, invidia, che si autoalimentano.
Assumendo Holly si inverte la polarità di queste emozioni e il
soggetto torna alla sua normale amabilità.
Ai 38 Fiori si aggiunge infine il Rescue Remedy, probabilmente il
più famoso dei rimedi di Bach, che è il rimedio per le situazioni
d’emergenza, quando un evento traumatico può essere causa di panico,
shock, stordimento. Il Rescue Remedy è una miscela di 5 Fiori già
predisposta dal dott. Bach e cioè Star of Bethlehem per lo shock e
il trauma, Rock Rose per il panico, Impatiens per la tensione fisica
e psichica, Cherry Plum per riprendere il controllo delle emozioni e
Clematis contro la tendenza a perdere conoscenza. Normalmente i
Fiori di Bach non si somministrano puri, ma dopo un’ulteriore
diluizione. Scelti i rimedi adatti al caso, si prende un flaconcino
di vetro scuro da 30 ml con contagocce e si riempie fino alle spalle
con due terzi di acqua minerale naturale e un terzo di brandy (per
gli animali è meglio utilizzare solo acqua). Si aggiungono 2 gocce
per ogni rimedio (4 per il Rescue Remedy) e si somministrano 4 gocce
della soluzione finale ogni 4 ore, da quando ci si sveglia fino a
quando si va a dormire. Questo è ciò che recitano i sacri testi, ma
è ovvio che per i nostri amati quattrozampe la posologia debba
essere adattata agli impegni del proprietario utilizzando qualche
trucco. Tanto per cominciare, risulterà impossibile ai più contare
esattamente 4 gocce, problema perfettamente risolto dal fatto che si
può “andare a occhio” visto che un eventuale sovradosaggio non
comporta alcun problema. Quanto alla frequenza delle
somministrazioni, basta pensare che 5 somministrazioni a distanza di
4 ore “coprono” 16 ore, cioè praticamente tutto il periodo di
veglia. Si può allora pensare per esempio a 4 somministrazioni
invece che 5, associate a momenti precisi della giornata come
colazione, pranzo, merenda e cena (cosa che serve anche a non
dimenticarsi). Nessuno della famiglia che torna a casa per pranzo?
Teniamo buoni i momenti “colazione” e “cena” e lasciamo pure i Fiori
nella ciotola d’acqua da bere, magari 10-15 gocce, in modo che
l’animale continui ad assumerli durante il giorno.
Per quanto tempo però vanno presi? Finché non scompare il disturbo,
ovviamente, e su questo ogni caso fa a sé. In linea di massima si
tratta di terapie che durano qualche mese, ma i primi risultati
spesso si vedono entro pochi giorni dopo i quali il miglioramento è
progressivo, il che incoraggia a proseguire. E se una volta risolto
il disturbo questo dovesse ripresentarsi, consultare chi di dovere
prima di assumerli di nuovo. Potrebbe anche esserci una causa
diversa dello stesso sintomo e quindi potrebbe essere necessario
cambiarli.
Ma quanti Fiori si possono utilizzare insieme, nello stesso
flaconcino? E’ raro che ne basti uno solo perché di solito le
condizioni da sistemare sono più di una, quindi anche i Fiori
necessari. E’ preferibile cominciare con pochi Fiori, in modo da
poterne valutare con più esattezza gli effetti, ma nel dubbio, è
meglio abbondare e inserirne uno in più piuttosto che tralasciare un
elemento di guarigione, anche perché un Fiore “sbagliato” non
provoca disturbi, semplicemente non agisce. E’ molto importante poi
monitorare insieme al floriterapeuta almeno settimanalmente
l’evoluzione della situazione, in modo da poter aggiustare il tiro
sulla composizione del cocktail. Spesso infatti si deve “aggiustare”
la terapia (eliminando o aggiungendo un solo Fiore per volta sempre
per valutarne meglio gli effetti) principalmente perché, man mano
vengono rimosse le emozioni più evidenti, possono emergerne altre.
CHI LI HA SCOPERTI E COME
Il dottor Edward Bach nasce nel Galles nel 1886 da una famiglia
borghese e la storia della sua vita, che lo porta da medico e
ricercatore tradizionale a scopritore dei rimedi, è particolarmente
indicativa riguardo al suo pensiero. Dopo la laurea in medicina
lavora come ricercatore batteriologo e apre uno studio medico come
libero professionista a Londra, con sempre maggior successo. Si
accorge però che la stessa terapia non sempre “funziona” contro gli
stessi sintomi, ma al contrario che la guarigione dipende
principalmente dal carattere del paziente. Per similitudine di
pensiero approda pertanto alla Scuola Omeopatica Hahnemaniana, dove
mette a frutto la sua esperienza come batteriologo e scopre i 7
nosodi tuttora utilizzati per alcune malattie intestinali. Diventa
sempre più famoso, è il punto di riferimento per molti altri
omeopati, è relatore a numerosi congressi internazionali, ma non è
ancora soddisfatto. Cerca infatti un metodo di cura semplice,
sicuro, naturale ed economico perché, pensa, “è impossibile che Dio
non ce lo abbia dato”. Finalmente arriva a formulare il caposaldo
della sua filosofia, cioè che siano le situazioni psichiche a
fungere da porta d’ingresso della malattia. Rabbia, rancori,
risentimento, invidia e altre condizioni negative dell’animo
rappresentano cioè la breccia attraverso cui la malattia fa il suo
ingresso prima di tutto nella psiche del malato per ripercuotersi
poi a lungo andare sul suo corpo. Nel 1930, dopo una diagnosi per
cui gli sarebbero restati solo 6 mesi di vita a causa di un tumore
(dal quale guarisce “per forza di volontà”), lascia tutto alle sue
spalle, l’avviatissimo studio londinese, la fama e l’agiata
condizione economica, trasferendosi in campagna in precarie
condizioni di salute ed economiche, ma con una sensibilità fisica e
psichica molto acuita. Finalmente riconosce le condizioni
psicologiche dannose, le emozioni negative, e comincia a verificare
su se stesso, man mano che le prova, come alcuni comuni fiori che
crescono nei giardini, parchi e brughiere inglesi siano in grado di
riequilibrarle. Cioè, man mano che cade in uno stato d’animo
negativo e accusa i disturbi fisici dipendenti da questo, comincia a
girovagare per prati e viottoli finché trova il fiore che gli
restituisce la serenità e fa sparire i sintomi nel giro di poco
tempo. Preferisce utilizzare fiori e infiorescenze perché crescono
fuori dalla terra, alla luce e al sole, sono quindi le parti più
cariche di energia anche perché contengono il seme embrionale che
continuerà la vita della pianta. Nel 1936, scoperto l’ultimo fiore,
e quindi per dirla con lui dopo aver esaurito il suo compito in
questa vita, muore. E lascia un metodo di cura che resta sempre
attuale, perché punta al patrimonio emotivo che rimane immutato
anche se cambiano i modi di vita.
A Mount Vernon, paesino pittoresco poco a sud di Oxford, restano la
casa e il giardino in apparenza modesti, sede operativa ancor oggi
del Bach Centre, in cui i successori di Bach continuarono la sua
opera e così fanno i loro successori. E dove ancor oggi si preparano
le tinture madri raccogliendo le piante dove Bach stesso le aveva
scoperte, o si dà consulenza.
COME FUNZIONANO I FIORI DI BACH?
Non c’è ancora una spiegazione ottenuta con i metodi scientifici
tradizionali per il meccanismo d’azione dei Fiori di Bach, ma
qualcosa al proposito si comincia a vedere. La moderna scienza della
psiconeuroimmunologia (Graham, 1999) ha già confermato, per esempio,
il rapporto esistente tra stati fisici ed emotivi perché ha
dimostrato come stress e frustrazione prolungati comportino un calo
quantitativo delle difese immunitarie (quei meccanismi che
l’organismo mette in atto per combattere le malattie infettive),
quindi una maggior sensibilità a virus e batteri. E inoltre anche la
scienza medica più ortodossa oggi concepisce ed ammette la grande
importanza dello stato d’animo generale del soggetto per il
mantenimento delle sue condizioni ottimali di salute e la
prevenzione della malattia.
Per spiegare l’azione dei suoi Fiori, Bach stesso si rifà al
concetto di risonanza, cioè di trasmissione agli altri di una
vibrazione, per cui chi è uguale vibra, come succede agli altri
bicchieri di cristallo strofinando il bordo di uno di essi o, più
scientificamente, pizzicando il “do” di un pianoforte, cosa che
provoca la vibrazione di tutti gli altri “do” dello stesso
pianoforte. E anche i cristalli minerali si formano perché, su base
vibrazionale, una molecola fa da nucleo di precipitazione e attorno
ad essa si depositano le altre, con simmetrie incredibilmente esatte
e caratteristiche di ogni sostanza. Pertanto, la qualità (o essenza)
che ogni Fiore porta in sé ha una vibrazione propria ed è questa
vibrazione che entra nel rimedio e fa entrare in risonanza la nostra
vibrazione, equilibrandola con quella di ciò che Bach chiamava il
nostro Io superiore (e altri potrebbero chiamare per esempio Anima,
o altro ancora).
I FIORI DI BACH POSSONO AIUTARE I NOSTRI CANI
I Fiori di Bach possono aiutare gli animali e come? Tutta la
filosofia su cui si fonda la floriterapia parte, ovviamente,
dall’uomo e non è sempre facile e immediato riportarla agli animali.
Ma ci si può riuscire, perché alla base dell’efficacia dei Fiori di
Bach sta la stretta connessione tra lo stato emotivo del paziente e
quello fisico. E questo vale per qualsiasi paziente, non solo umano,
ma anche animale, cane o gatto (o cavallo o …) che sia, perché ormai
tutti sanno che anche loro provano emozioni.
In realtà già il dottor Bach aveva utilizzato i suoi Fiori per
curare gli animali, partendo dal concetto che anche gli animali
provano stati d’animo come gli esseri umani. E Darwin prima di lui
affermava che “le sensazioni e le varie facoltà ed emozioni, quali
l’amore, la memoria, l’attenzione, la curiosità, l’imitazione, la
ragione, ecc., di cui tanto si vanta l’uomo, sono rintracciabili in
forma incipiente e talora persino sviluppata negli animali
inferiori”. Quindi, uomini e animali superiori condividono le stesse
emozioni fondamentali. Chi non ha conosciuto animali animati da
sentimenti complessi come la vergogna, l’avversione quando sono
derisi, il desiderio di vendetta e il senso dell’umorismo? Del
resto, l’apprendimento è un processo complesso che fa parte delle
facoltà mentali. E i nostri pazienti imparano, altrimenti non
esisterebbe la possibilità di addestrarli. Oggi come oggi pochissimi
negano che anche gli animali provano gioia, amore, paura, timidezza
e pochissimi negherebbero che ognuno di loro ha un carattere e una
personalità che lo rendono unico, anche se si preferisce utilizzare
i termini “indole” o “temperamento” perché sembrano più neutri.
UNA VISITA UN PO’ PARTICOLARE
A parte la visita clinica normale, che serve per poter vedere
l’animale in prima persona e rendersi conto delle sue reazioni,
analogamente all’omeopatia alla base della prescrizione dei Fiori di
Bach c’è il colloquio, orientato a capire il carattere e le modalità
di reazione dell’animale. Poiché però abbiamo tutti la tendenza a
proiettare il nostro carattere, personalità, umore e sentimenti su
di loro, la nostra valutazione come proprietari non è sempre
obiettiva al 100%. E’ quindi che il floriterapeuta esamini i fatti,
più che il giudizio, il comportamento e le circostanze dettagliate
in cui si verifica, in modo da centrare meglio il problema,
considerando anche il fatto che il comportamento dell’animale può
assomigliare a quello umano nel tentativo di farsi capire con
l’imitazione. Non solo, vivendo isolati dalla loro specie, talvolta
gli animali si identificano con i membri della famiglia e quindi
possono rispecchiare stati mentali ed emotivi dei proprietari. O, al
contrario, assumere determinati comportamenti per reazione.
Comunque, di solito si riesce ad arrivare a una valutazione
realistica dei fatti con osservazione attenta, sistematica e
obiettiva, senza identificarsi con l’animale o giudicare. Certo che,
se esistono problemi “d’ambiente” o di educazione, finché non li si
rimuove neanche i Fiori riusciranno a svolgere in pieno la loro
attività. Qualcosa, però, riescono a migliorare. Quanto, è da vedere
caso per caso. Insomma, vale comunque la pena di provare.
Il proprietario dovrà dunque raccontare nel modo più obiettivo
possibile i diversi episodi in cui si sono osservati comportamenti
anomali, cercando di non essere emotivamente coinvolto per non dare
già un’interpretazione dei fatti che potrebbe essere fuorviante,
oltre a una breve storia clinica, perché secondo Bach i disturbi
fisici ed emotivi possono essere correlati. In questo senso è molto
utile anche descrivere i comportamenti tipici, soprattutto quelli
che magari ci fanno sorridere, perché anche questi possono dare
utili indicazioni sui Fiori necessari. Un esempio? Visitando un
gatto chiesi chi, tra i 4 componenti della famiglia, sembrasse
preferire e mi venne indicato il figlio minore perché il gatto
dormiva spesso sul suo letto, anche se la risposta mancava di un po’
di convinzione rispetto ad altri comportamenti che indicavano come
in realtà il soggetto non avesse preferenze particolari. Proseguendo
nel colloquio chiesi dopo un po’ se il gatto non amasse per caso
isolarsi in luoghi sopraelevati e qui il proprietario rimase
perplesso. Il motivo? Si era accorto che aveva interpretato male il
comportamento descritto in precedenza e che il gatto preferiva il
letto del figlio minore non per affetto particolare verso il
ragazzo, ma perché era quello superiore di un letto a castello, cosa
che peraltro io non potevo sapere.
Durante il colloquio è anche importante non stupirsi se ci si
troverà di fronte a domande di carattere personale, perché spesso i
cambiamenti di comportamento o le reazioni anomale dei nostri
animali sono collegate a momenti di cambiamento nella nostra vita,
sentimentali, lavorativi, familiari o altro. Un classico esempio è
rappresentato da nuovi arrivi in famiglia, per cui il gatto o cane
di casa si trova a dover fare i conti con un nuovo bambino o un
nuovo cucciolo, o la separazione di due partner, fatti che
comportano la riorganizzazione di tutto il menage familiare.
Insomma, la cosiddetta “domanda imbarazzante” non serve al
floriterapeuta per “farsi i fatti degli altri” e giudicarli di
conseguenza (con quale diritto poi non si sa), ma per capire quale
sia la situazione in cui vive il paziente. Un altro esempio? La
proprietaria di un cucciolone di Golden Retriever mi raccontò
ridendo come si fosse trovata in piena notte il cane scodinzolante
felice sul letto con una pianta sradicata dal terrazzo in bocca e il
logico corollario di terra e foglie ovunque. Mi chiese se questa
stranezza poteva essere collegata al fatto che la sera prima il
marito le aveva portato un mazzo di fiori rincasando e per
rispondere (non certo per sapere se era una persona beneducata)
dovetti chiedere a mia volta se lei lo aveva ringraziato. Al suo sì,
fui costretta a chiederle anche come aveva ringraziato, indagando
perciò mio malgrado su un momento di intimità coniugale, ma la
descrizione del festoso e affettuoso ringraziamento resero
perfettamente chiaro come il cucciolone abbia imitato un gesto del
proprietario (donare fiori) per far felice la proprietaria e si
aspettasse in cambio lo stesso tipo di attenzioni.
E’ ovvio che il colloquio possa quindi portar via parecchio tempo,
ma l’essere sbrigativi in questi casi non porta a nulla. In media ci
vuole circa un’ora, ma potrebbe essere una di quelle meglio
investite nella vita del nostro quattrozampe.
TEMPI D’AZIONE NON BREVI, MA NIENTE EFFETTI COLLATERALI NE’
CONTROINDICAZIONI
In floriterapia non ci sono regole per il presentarsi dei risultati.
Spesso però gli animali reagiscono ai Fiori di Bach in modo molto
rapido, diversamente dall’uomo per il quale servono anche 2-3
settimane di tempo. In genere si possono osservare i primi
cambiamenti già dopo 24 o 48 ore, seguiti da un progressivo costante
miglioramento. E’ consigliabile però terminare comunque il
boccettino, monitorando i risultati una volta alla settimana.
Infine, si deciderà (sempre che non lo si sia fatto prima) se
cambiare qualche Fiore nella composizione del flacone, a seconda di
cosa si è ottenuto. La composizione, cioè, va spesso aggiornata
sulla base delle reazioni del paziente. Bisogna anche tener conto
del fatto che, tendenzialmente, ogni Fiore ha i suoi tempi. Esempio?
Impatiens è rapidissimo, Wild Oat e Star of Bethlehem sono
lentissimi. L’importante è saper osservare i primi cambiamenti, in
modo da orientare la terapia al meglio.
Quanto alle controindicazioni, a parte il Rescue Remedy in caso di
coma e Scleranthus prima di esami tipo elettrocardiogramma, come
citano alcuni Autori, non ce n’è nessuna, mentre l’unica avvertenza
particolare riguarda i proprietari, che devono essere persone
attente e disposte a seguire la terapia anche per tempi lunghi.
Qualcuno preoccupato per eventuali effetti collaterali? Nessun
problema perché un Fiore, se sbagliato, semplicemente non agisce e
quindi è vero che non se ne otterranno benefici, ma nemmeno danni.
Qualche precisazione in più però è d’obbligo. Grazie all’azione dei
Fiori sulle emozioni, può capitare che gli animali trattati
presentino improvvisamente comportamenti mai manifestati prima. Ad
esempio Agrimony, che toglie le maschere, può rivelare in un animale
eccessivamente remissivo una reattività prima repressa. Non
stupiamoci, quindi, e non pensiamo a un’improvvisa e pericolosa
aggressività, se a questo cane capiterà di affrontare l’avversario
di sempre e, invece che scantonare, fare la voce grossa per farsi
rispettare, soprattutto se insieme gli abbiamo prescritto anche
Centaury per liberarlo dal comportamento “Cenerentola” (tipico
appunto di chi non sa farsi rispettare)!
Neanche il sovradosaggio dei Fiori ha effetto negativo, semmai è
inutile aumentare il numero di gocce per somministrazione. Ma nel
dubbio è meglio abbondare. Piuttosto, di fronte all’inefficacia di
una terapia convenzionale (a parte le opportune verifiche sulla sua
correttezza) sarebbe opportuno provare i Fiori di Bach per
verificare se all’origine del problema ci sia uno stato emotivo. In
questi casi l’azione dei Fiori sullo stato mentale alla base del
problema può portare a miglioramenti anche molto rapidi.
Non esistono nemmeno reazioni tipo tossicità o intolleranza. E’
ovvio, però, che le reazioni emotive ci sono, ma siccome i Fiori di
Bach riequilibrano quelle negative, ben vengano!
I Fiori di Bach infine possono essere utilizzati da soli o in
associazione a qualsiasi altro tipo di terapia, allopatica o meno.
Se teniamo presente la teoria del livello su cui agiscono, quello
emozionale, non interferiscono con i farmaci allopatici che agiscono
su quello fisico, né con gli omeopatici, che agiscono invece su
quello energetico. Più che di interazione in senso classico, quindi,
si può parlare di sinergia, soprattutto per l’omeopatia, ma anche
con altri tipi di terapie integrative come l’agopuntura.
Piuttosto, vale la pena di considerare quali e quanti tipi di
farmaci deve assumere l’animale per evitare di sovraccaricarsi di
pastiglie, gocce e sciroppi e magari anche pomate, col risultato che
poi le terapie non possono materialmente essere eseguite o vengono
eseguite male. In questo caso vale solo la logica, da applicare caso
per caso.
COSA CI SI DEVE ATTENDERE DALL’ USO DEI FIORI DI BACH
Nessuna terapia è infallibile, per natura e anche perché la
prescrizione passa per un essere umano, che, in quanto tale, può
sbagliare. Ma se si rimuove la causa di un disagio psicologico e si
prescrivono i Fiori giusti, questo tipo di terapia porta sempre a
dei risultati.
Ovviamente, i risultati attesi dipendono dal problema e proprio per
questo è necessaria un’estrema chiarezza da parte del floriterapeuta
soprattutto per identificare i primi segni di evoluzione positiva,
che possono essere anche rapidi. Un esempio? Torniamo al famoso
Capodanno, che è un incubo per i proprietari di cani che si
spaventano in modo eccessivo per i botti (vale il discorso anche per
i tuoni o gli spari) e passano la notte del 31/12 a uggiolare,
tremare, abbaiare, aggirarsi inquieti per la casa, stare appiccicati
al proprietario. Il rimedio specifico per la paura di cose note,
Mimulus, aiuterà l’animale non a diventare un leone, ma ad accettare
e a controllare la sua paura, per cui chi abbaia non abbaierà più
forsennatamente, chi si aggira resterà fermo, ecc. La reazione cioè
dipende da come si manifestava prima la paura. Possiamo aspettarci
quindi che allo scoppio di un botto Fido si rifugi vicino al
proprietario senza farsi inseguire per chilometri, o se ne stia
sotto la sedia del padrone non provando terrore puro, ma solo una
vaga inquietudine e comunque magari riesca anche a sonnecchiare un
po’. L’importante è dire al proprietario cosa deve osservare per
capire se i Fiori stanno funzionando. Ma per dare un’idea di cosa
possono fare i Fiori di Bach per i nostri cani è forse utile
accennare a qualche altro caso clinico, risolto con successo.
Palla (chiamiamola così) ha 4 anni e gravidanze isteriche da
manuale, ricorrenti come da manuale. Vive con la proprietaria, con
la mamma che ha un negozio dove la figlia ha da 2 anni cominciato ad
aiutarla (osservando quindi gli orari conseguenti compresi quelli
prenatalizi, e non più quelli scolastici) e con il fratello, che ha
cominciato ad andare all’Università e non è più a casa al
pomeriggio, così Palla all’improvviso resta sola in casa
praticamente tutto il giorno. Le gravidanze isteriche si manifestano
da un paio d’anni, da quando la proprietaria lavora, e coincidono
inoltre con eventi affettivi particolari in famiglia (vecchi legami
che si rompono o nuovi che si formano). All’interno dei 2 anni c’è
anche un calore che non è seguito da gravidanza isterica e coincide
con un periodo di stabilità emotiva in casa. Palla è anche una
cagnolina che cerca molto il contatto fisico, manifestando in questo
modo una certa possessività. La diagnosi è facile: Chicory è
sicuramente il Fiore di Bach per Palla, non solo per il facile
collegamento tra l’amore materno che è la sua qualità e la
gravidanza isterica, ma soprattutto perché le manifestazioni
caratteriali descritte sono tipiche di questo Fiore. Risultato?
Nel giro di 4 giorni scompaiono la secrezione lattea e le
manifestazioni comportamentali legate all’accudimento della
cucciolata immaginaria. La somministrazione procede per 2 mesi, al
termine dei quali si propone il problema “come prevenire la
seguente”, visto che Palla sta per andare in calore di nuovo.
Considerando che l’alterazione probabilmente comincia col calore,
che in natura darebbe luogo ad accoppiamento e gravidanza, l’idea è
somministrare Chicory dal primo giorno per due mesi e mezzo, cioè
per il periodo corrispondente al tempo necessario per l’ovulazione e
la gravidanza vera se ci fosse l’accoppiamento, periodo dopo il
quale si manifesta la gravidanza immaginaria. Risultato perfetto
anche dal punto di vista caratteriale, perché Palla è diventata
molto meno insistente nella sua ricerca di coccole, pur restando una
cagnolina molto affettuosa.
Neve è invece una maremmana di 4 anni, che per cause di forza
maggiore (morte del proprietario) si è trasferita a Milano in
appartamento con la moglie del proprietario, da un podere sulle
colline liguri. Quando la proprietaria va a lavorare dimostra il
disagio di essere lasciata sola mangiando tappeti e CD. Ecco i Fiori
che hanno risolto la situazione: Chicory per il bisogno di contatto
dichiarato dalla proprietaria, Mimulus per la paura di essere
abbandonata e di perdere le persone care, Heather per l’insistenza
nel cercare il contatto, Vervain per l’irruenza da eccessivo
entusiasmo e l’intromettersi sempre, Holly per la gelosia. Perché
Holly? Perché in casa c’era anche un gatto.
E se c’è un nuovo arrivo in famiglia? Due Fiori sono consigliabili:
Walnut per accettare il cambiamento e Holly per la gelosia del nuovo
arrivato che cattura tutte le attenzioni e può suscitare reazioni
“pericolose”. Ovvio che i cani non devono però essere allontanati né
da casa né dal bambino per non peggiorare la situazione. Gli errori
educativi come questo vanno comunque evitati. Ma i Fiori daranno
sicuramente il loro contributo per creare una nuova armonia.
In conclusione, quindi, i Fiori di Bach ci offrono una incomparabile
arma per agire in maniera naturale, economica e non violenta sulle
pulsioni e sulle emozioni dei nostri compagni a quattrozampe. I
rimedi floreali infatti non tendono a “rimuovere” in maniera più o
meno coatta uno stato d’animo negativo di un soggetto, ma puntano
piuttosto ad una virata di tale emozione trasformando l’aggressività
in accettazione, la paura in fiducia, la depressione in una apertura
al futuro e così via. E possono rivelarsi utilissimi nel caso di
disturbi come incontinenza, indisciplina o aggressività che possono
ai limiti estremi spingere il padrone addirittura a un’eutanasia
forse evitabile.
Dottoressa Marina Gabrielli
Ambulatorio Veterinario:
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